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Compiti in estate? Assolutamente sì o meglio di no?

L’educazione non è preparazione alla vita; l’educazione è la vita stessa”.

(John Dewey)

 

L’estate arriva sempre come la luce alla fine del tunnel per tanti studenti DSA, viene attesa come acqua fresca alla fine di un periodo lunghissimo e torrido. Molti genitori si chiedono che cosa sia meglio per i loro figli: staccare completamente per tre mesi oppure restare in tiro tutta l’estate? Prima di dare un suggerimento, vorrei analizzare entrambe le opinioni. 

 

Tra i genitori sostenitori del completo distacco dal mondo della scuola ci sono coloro che hanno vissuto l’anno scolastico con molte problematicità: stare dietro ai figli, ricordargli ogni singolo impegno quotidiano, fare nottate per imparare un capitolo di storia, finire una serie TV mentre si fanno le assonometrie cavaliere, diventare esperti in trattative commerciali davanti al figlio che si rifiuta di alzarsi dal letto per affrontare l’ennesima verifica della settimana, ripassare dove va il cappello sulle divisioni, cos’erano i mitocondri e disegnare quei fagioli dappertutto, riportare in colonna, stressarsi con le particelle pronominali o svenire dinanzi al riassunto della fenomenologia di Hegel, pieno di “cioè” e “tipo”! Con un anno passato così è evidente che i primi a voler “staccare la spina” siano proprio i genitori. Come dar loro torto? 

 

Tra i genitori sostenitori dell’impegno costante invece ci sono coloro che hanno vissuto con ansia l’anno appena trascorso e vivono nella paura che basti un niente per far fare trecento passi indietro ai loro poveri figli. Allora incalzano con letture poco probabili sotto l’ombrellone, ogni acquisto al supermercato è un’occasione per rivedere percentuali, sconti, divisioni e resti, ogni insetto deve essere categorizzato, di ogni pianta studiata la foglia e immaginata la diffusione geografica nel mondo, ogni redbull o cocacola bevuta è un’occasione di ripasso di educazione alimentare fatta con Civica o si trasforma in un’indagine chimica sulla composizione. Questo perché magari i loro figli, trascorso un ponte più lungo del solito, si sono dimenticati il teorema di Euclide o come si prosegue dopo "Rosa, rosae, rosae" oppure chi era il valvassino o qual è la capitale della Lituania. Se bastano due giorni di vuoto per dimenticare queste informazioni, figuriamoci tre mesi! Come dar loro torto?

 

Insomma, entrambi torto non ce l’hanno, è evidente. Però forse qualcosa non è andato perfettamente durante l’anno e forse un supporto avrebbe alleggerito la situazione: un Tutor ad esempio, una collaborazione più chiara e rilassata con i docenti, delle indicazioni su cosa è meglio o peggio per il proprio figlio, sapere dove e a chi chiedere informazioni sulla dislessia, sul PDP e sulle normative (una consulenza pedagogica?). 

 

Vivendo entrambe le esperienze con i genitori non mi sento di giudicarli, anzi. Mi sento però di consigliare loro di cercare e, possibilmente, di trovare una soluzione nel mezzo.

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Questione di stili

Ogni studente suona il suo strumento, non c’è niente da fare. La cosa difficile è conoscere bene i nostri musicisti e trovare l’armonia. Una buona classe non è un reggimento che marcia al passo, è un’orchestra che prova la stessa sinfonia”.

(Pennac D., 2008)

 

Quando un insegnante si trova di fronte ad un gruppo classe sta di fatto interagendo con alunni diversi, dotati di molteplici caratteristiche cognitive, e ognuno dei quali avente un proprio temperamento e dei propri interessi di cui è fondamentale tenere conto nel processo di insegnamento/apprendimento.

Ogni studente, così come ogni persona, presenta un proprio funzionamento, dei punti di forza e di debolezza, uno stile di apprendimento prevalente ed uno stile cognitivo che ne influenzano le modalità di studio e di apprendimento più efficaci, tanto più se parliamo di studenti DSA, per i quali le discrepanze sono più evidenti e marcate.

È importantissimo che gli alunni sviluppino una consapevolezza dei propri processi cognitivi e di apprendimento per vivere la scuola con maggiore serenità, come un contesto in cui sperimentarsi e conoscersi, per sviluppare un approccio allo studio e alla conoscenza che sia più efficiente ed efficace possibile, che porti ad apprendimenti significativi. È fondamentale anche per potenziare le proprie capacità, per essere più sicuri e motivati.

 

Nel presente articolo ci occuperemo di fare chiarezza sugli stili cognitivi e gli stili di apprendimento che, a volte, erroneamente vengono utilizzati come sinonimi: capiremo come è possibile misurarli e perché sono così importanti per i nostri studenti, in particolare per quelli con disturbo specifico.

 

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Interrogazioni a basso livello di ansia, norme per la corretta conduzione del colloquio

Le interrogazioni sono fonte di emozioni particolarmente intense per gli studenti, a volte anche di ansie eccessive, che possono influenzare negativamente i risultati, specialmente se si tratta di alunni con disturbi specifici dell’apprendimento, che spesso presentano livelli di autostima poco elevati, nonché scarsa fiducia in se stessi e nelle proprie capacità.

 

Eppure queste prove rappresentano un momento prezioso in cui lo studente e l’insegnante, entrando in relazione diretta, hanno l’occasione di confrontarsi e arricchirsi vicendevolmente. 

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Un nuovo servizio per te: gli School Coaching LAB

Ti trovi ad affrontare delle sfide per le quali senti di non possedere la giusta strategia e gli strumenti più efficaci? Un collega che non ti ascolta, difficoltà a farti rispettare in classe, un rapporto difficile con i genitori?

Un Coach professionista ti supporterà nella valorizzazione dei tuoi talenti, nel raggiungimento dei tuoi obiettivi, nello sblocco e nello sviluppo delle tue performance in ambito scolastico.

 

Perché?
Perché questa metodologia, così diffusa e apprezzata in ambito aziendale e sportivo, è efficace anche per le relazioni scolastiche, per sbloccare e sviluppare le performance di studenti, insegnanti e dirigenti scolastici.

La struttura di ogni laboratorio sarà questa:

18.00-18.15: spazio di formazione condotto da Alberto su un tema specifico

18.15-19.15: sessione di coaching

19.15-19.30: feedback e commenti per il coach (chi ha tenuto la sessione)

Se vuoi partecipare a uno dei prossimi School Coaching LAB,  e assistere quindi a una sessione di Coaching Scolastico, clicca qui

 

Se invece vuoi sottoporre il tuo caso e ricevere supporto, vai su questa pagina.

 


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DSA: interpretare una diagnosi per un PDP efficace

 

All'interno delle classi il numero di studenti con Disturbo Specifico dell'Apprendimento è sempre più elevato, ciò però non è dovuto a quello che sembrerebbe un reale aumento degli alunni con questo disturbo, quanto ad un aumento delle certificazioni, testimonianza di una maggiore attenzione al fenomeno dovuto anche e soprattutto ad una tempestiva individuazione, da parte di famiglie e insegnanti, delle difficoltà di bambini e ragazzi.

 

Questo aumento delle certificazioni rappresenta un traguardo significativo e prezioso, poiché mette gli insegnanti nella posizione di poter garantire a tutti gli alunni il diritto di realizzare a pieno il proprio potenziale, sia durante il percorso scolastico che, adottando un'ottica più ampia, in quello che sarà il progetto di vita dei ragazzi stessi.

Per far sì che ciò accada e si realizzi davvero però è necessario capire, poiché ogni studente con disturbo specifico dell'apprendimento è diverso dall'altro, il suo profilo di funzionamento e strutturare in tal senso un progetto didattico ad hoc, che sia in grado di ridurre quanto più possibile le frustrazioni vissute dall’alunno, dovute magari a richieste non idonee a lui, e allo stesso tempo di valorizzare quelli che sono i suoi punti di forza, andando in questo modo sia ad aumentare il suo senso di autoefficacia e la sua autostima, sia a compensare in maniera funzionale le prestazioni deficitarie.

 

A tale proposito, oltre ad un’attenta osservazione dell’alunno reale in classe, risulta essere di cruciale importanza un’attenta lettura della diagnosi, perché proprio attraverso questo documento, è possibile vedere, nero su bianco e con grande chiarezza, quali sono i punti di forza e di debolezza del soggetto e come il disturbo impatta sul versante degli apprendimenti e delle prestazioni scolastiche.  

 

In questa fase diventa necessario anche il confronto costante con le figure che ruotano intorno allo studente, come terapisti, tutor e terapeuti, perché è con loro che si trova la sinergia giusta per fare un lavoro completo ed efficace con gli studenti. I docenti devono trovare il modo di comunicare con efficacia tra loro e con le famiglie, devono riuscire a vincere le resistenze al cambiamento dei colleghi e dei genitori e devono essere in grado di persuadere delle loro decisioni sulla base di un’attenta analisi delle reali necessità di ogni studente. 


Tutto ciò permetterebbe agli insegnanti, ribadendo un concetto già espresso sopra, di creare un piano didattico che sia davvero personalizzato per l’alunno DSA, che in tal modo si sentirebbe più sereno e nella posizione di vivere la scuola come un ambiente in cui sentirsi compreso e crescere, sviluppando e anche scoprendo quelle che sono le sue potenzialità, limitando il più possibile vissuti di ansia e frustrazione che rischiano di allontanare gli alunni dal contesto scolastico, privando poi l’intera società di quello che un giorno potrebbe diventare un professionista competente, perché è importante, nonché doveroso, ricordare che quando parliamo di DSA stiamo parlando di soggetti intelligenti che, nel rispetto di quelli che sono i propri interessi e le proprie unicità, può dare un contributo significativo alla nostra società, alla pari di tutti gli altri.

 

Articolo di Alessandra Petrella

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ChatGPT: dovremmo vietarlo nelle nostre scuole?

È la riflessione di questi ultimi giorni riguardo a ChatGPT e il suo utilizzo da parte di studenti.

ChatGPT è un prototipo di chatbot basato sull’intelligenza artificiale e sull’apprendimento automatico (machine learning) specializzato nella conversazione con un umano.

Le sue applicazioni sono le più disparate: il gioco domande/risposte, riassunti di testi, traduzioni di testi difficili in concetti semplici, traduzioni in lingua diversa, creazione di codice, generare saggi e temi e tante altre.

Ma indovinate un po’ che utilizzo ne fanno gli studenti? “Scrivi un riassunto dei Malavoglia”, “Scrivi un testo in cui si compara la poetica di Ungaretti con quella di D’Annunzio”, “Spiega le differenze tra cellula vegetale e animale” e così via.
I testi sono attendibili, per lo più corretti e, a volte, sono proprio indistinguibili da testi scritti da persone umane. Al di là dei limiti naturali di ChatGPT (alcuni molto gravi come inventare fatti da nulla o riprodurre odio e pregiudizi nei testi) è, dal punto di vista pedagogico, una grande potenzialità.

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Come ottimizzare le verifiche per DSA

Con la legge 170 sappiamo che i ragazzi con DSA devono raggiungere gli stessi obiettivi della classe, ma può (spesso deve) cambiare il modo di aiutare a raggiungerli. Soprattutto per quanto riguarda le verifiche. 

Come Tutor mi sono spesso trovato a supportare i docenti per trovare il modo di ottimizzare le verifiche per i loro studenti DSA.
Ottimizzare vuol dire fare in modo che il docente riesca a valutare correttamente l’apprendimento di conoscenze e competenze dello studente senza rischiare di dare un giudizio al Disturbo Specifico, che interviene spesso “a gamba tesa”. 

Ogni studente è diverso, ma ci sono degli accorgimenti che possono aiutare quasi tutti e voglio condividere con voi questo video.

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La luce in fondo al tunnel

 Molto spesso per gli studenti che presentano un Disturbo Specifico dell’Apprendimento il momento della diagnosi, e soprattutto della restituzione, è vissuto come una luce in fondo al tunnel.

Questo è vero soprattutto per quegli studenti che arrivano tardivamente alla valutazione e che quindi sperimentano, per un periodo piuttosto lungo, un forte senso di inadeguatezza e addirittura di frustrazione rispetto alla scuola e all’apprendimento, senza capire bene perché non riescono in quei compiti che per tutti gli altri invece risultano semplici e automatici.

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(Proporre) Problemi Matematici: cinque errori da evitare

Il Consiglio Europeo indica tra le competenze chiave per l’apprendimento permanente la competenza matematica, intesa come  “l’abilità di sviluppare e applicare il pensiero matematico per risolvere una serie di problemi nelle situazioni quotidiane”.

La risoluzione di problemi viene posta dunque come uno dei temi centrali dell’insegnamento della matematica, eppure sono davvero molti gli studenti che mostrano incertezze e difficoltà in questa attività.

 

In particolare, parlando degli studenti con Disturbo Specifico dell’Apprendimento, le difficoltà specifiche in lettura, scrittura e calcolo possono interferire con la capacità di risolvere problemi matematici.

 

Infatti si tratta di un processo cognitivo complesso che richiede molte abilità, alcune delle quali possono essere deficitarie negli alunni con DSA, come ad esempio la comprensione del testo o la memoria di lavoro, intesa come mantenimento delle informazioni nella mente, mentre hanno luogo altri processi.

Vediamo insieme quali sono i cinque errori più comuni da evitare nel proporre questo tipo di compito agli alunni con Disturbo Specifico e quali invece le buone prassi da seguire.

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Scuola e PDP

Mi trovo a constatare che sempre più la Scuola mostra delle difficoltà nel convivere con la dimensione dei Disturbi Specifici dell'Apprendimento. Come pedagogista e tutor sto notando che quest'anno, iniziato a settembre 2021, sta accadendo qualcosa di comune in tante scuole: si stanno calpestando con estrema leggerezza i diritti degli studenti DSA.

 

Non è mia intenzione accusare nessuno, voglio solo sollevare la questione e riflettere insieme a voi.

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La responsabilità dell'apprendimento (Carla Scala)

A metà luglio 2021 sono stati resi noti i risultati delle Prove Invalsi che hanno messo in evidenza le carenze in diverse aree degli studenti in Italia. La mia prima reazione ad essere sincera è stata “Bella scoperta! Bastava ascoltare il coro dei docenti che segnalavano le innumerevoli difficoltà della DaD e il bilancio quotidiano delle loro osservazioni durante le lezioni a distanza!”. La seconda riflessione è stata “Magari ora si prenderanno in seria considerazione le urgenze del mondo scolastico con investimenti adeguati su persone e cose: ci stiamo giocando il futuro del Paese!”. Ma la terza riflessione è legata al coaching: un buon coach deve soprattutto responsabilizzare il suo coachee. Altrettanto dovrebbe fare un insegnante strategico.

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Il paradosso dell'apprendimento

L'apprendimento è un processo tutt'altro che lineare: come esperti del cambiamento, protagonisti in prima linea del nostro e facilitatori di quello vissuto dai nostri studenti, dovremmo conoscere quello che mi piace definire "il paradosso dell’apprendimento".

 

Parto con un proverbio cinese al quale sono molto affezionato: “Le tegole che ti ripareranno dalla pioggia è bene che tu le costruisca quando c’è il sole”.

 

Nelle parole di questo adagio tradizionale è conservato il germe del paradosso di cui ti parlerò  in questo articolo.

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Il verbo LEGGERE non sopporta l'imperativo (Carla Scala)

Questo affermavano Gianni Rodari e Daniel Pennac e di questo è sostenitore il mio collega, il “maestro dei libri”.

Cosa c’è di meglio di un bel libro per catturare l’attenzione degli alunni e introdurre l’argomento della lezione? Basta chiedere al “maestro dei libri”: lui saprà sicuramente consigliarti il testo giusto! È un vero appassionato di libri che riesce a trasmettere la sua passione ai bambini senza imporre nulla, ma creando mille occasioni di lettura.

Ha un vero arsenale di libri pronti a colpire l’attenzione di ogni alunno, anche di quello più ostile alla lettura! Ogni volta che entra in una libreria esce con un nuovo libro per i bambini dell’infanzia e della primaria, scovando testi originali e di qualità.

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La motivazione è tutto... ne siamo sicuri? - (un articolo scritto dal pedagogista Alessandro D'Ortenzi)

Quanto volte abbiamo sentito dire: “Non ci sei riuscito perché non ci hai creduto abbastanza”, oppure “Devi credere in te stesso, pensa in positivo!”

Vi risuonano familiari questi frasi? A me sì. Specie quando chi mi stimolava in tal senso erano amici, familiari, insegnanti o figure che godevano della mia fiducia e stima. Quando ricevevo queste risposte, durante l'adolescenza, il risultato era un senso di frustrazione che mi faceva percepire non all'altezza dei miei obiettivi.

Ma siamo sicuri che per poter raggiungere traguardi, o risolvere le nostre problematiche dobbiamo perpetuare unicamente queste teorie?

Sicuramente motivarsi, o promuovere un dialogo con se stessi sotto una lenta positiva, ha i suoi vantaggi, ma non esiste in qualche modo una panacea universale, una formula magica, valida per tutti, per sviluppare il nostro pieno potenziale come individui. Questo perché, come esseri umani, non viviamo unicamente di logiche causa effetto. Mi spiego meglio.

 

 

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Un adolescente alla scoperta della vita - (un articolo scritto dal pedagogista Alessandro D'Ortenzi)

“Una nave in porto è sicura, ma non è per questo che sono state costruite le navi.”

 

L'americano G. M. Hopper riflette, su questa  frase, sul senso della vita, illuminando la componente dell'incertezza come variabile cardine dell'intera esistenza. Tutti noi vorremmo stare ormeggiati al porto, tra l'ombra delle palme ed il suono della risacca, coccolati e rassicurati, ma la nostra responsabilità è levare l'ancora e salpare.

 

Quando immagino questa scena nella mente, mi ritorna alla memoria Alessandro adolescente: un giovane impacciato e titubante nei vari contesti sociali...

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Caterina e la storia che non voleva raccontare (un articolo scritto da Dominga Meloni)

Caterina (è un nome di fantasia) è una mia studentessa di biennio. 

 

Già dalle prime battute dell'anno scolastico si rivela estremamente  presente a se stessa, attenta, con buone capacità di analisi e un'ottima proprietà di linguaggio, che spende, però, in rare occasioni, a meno che non debba intervenire come rappresentante di classe o perché "interrogata".

 

Tra DIP e DAD il trimestre procede a scatti: aperture e chiusure - soprattutto chiusure-  improvvise costringono lei, come tutti gli altri studenti, a un esercizio di resilienza che, in molti casi, va oltre le loro forze, per non parlare delle nostre, in qualità docenti: rimodulazione continua delle modalità di lezione e di verifica, e costante monitoraggio - è un impegno che in molti ci siamo presi-  anche dello stato d'animo dei ragazzi: nella classe di Caterina, in momenti diversi della DAD, cinque studenti si scoprono positivi,  ma collegandosi ogni giorno, riescono a non perdere una battuta; qualcun altro si sente prigioniero in casa e volentieri fuggirebbe dalla DAD e da situazioni complesse. Anche solo il mio costante "Come state?" a inizio lezione, cui spesso la risposta è il librarsi delle mani, come a dire "così così, prof", mi fa capire che non tira una bell'aria, né per loro, né per noi docenti. Ma tant'è: the show must go on e altro non ci è dato di fare.

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Capire, ma solo quanto basta!

Quanto ci piace capire!

Quando siamo alle prese con un problema, la cosa che ci viene più spontanea è cercare di capire perché il problema si è verificato. Lo facciamo quando vogliamo dare supporto ad uno Studente in difficoltà, quando insieme ai nostri Colleghi non riusciamo ad ottenere i risultati attesi, quando in autonomia non troviamo la chiave di volta per “svoltare”.

È più forte di noi: qualcosa non va e ne cerchiamo la causa. L’intenzione è più che degna: individuare la causa ci permetterà di risolverla, risolvere la causa dovrebbe inequivocabilmente risolvere il problema. O forse no?!

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DSA - Diritto al Salvagente Autorizzato? (Carla Scala)

Eccola! La vedo! Sta arrivando … a traino come sempre poverina! Il salvagente ha funzionato anche questa volta. “Dai ancora un’ultima bracciata e ti tiro sulla barca. Ci sei! Ora tieniti forte! Mi raccomando non mollare”.

Sono cinque anni che andiamo avanti così però! Ormai stiamo arrivando in porto e dovranno tutti scendere dalla barca per salire su quella più grande. Inizierà il viaggio in un mare più vasto, con onde più alte e venti più forti. La immagino sulla nuova grande barca.
Si aggirerà curiosa come sempre, ma come sempre si soffermerà su quei piccoli particolari insignificanti, mentre il resto della ciurma starà ben attenta a seguire la rotta e a imparare quanto più possibile su come governare la propria barca e come difendersi dalla tempesta.
Quando l’onda arriverà più forte e il vento soffierà improvviso, lei non saprà dove trovare gli appigli a cui aggrapparsi e finirà di nuovo in mare! In quei momenti finora è arrivato un salvagente, un aiuto, che le permetteva di salire temporaneamente in barca, per poi ricascare alla prima ondata.

Le servirebbe una scialuppa con un marinaio esperto che la affianchi e la aiuti a scoprire i trucchi per non cadere dalla barca. Sembrava che la scialuppa potesse finalmente essere in arrivo, invece è arrivato soltanto un carico di salvagenti da lanciare. In fondo se è sopravvissuta in questi cinque anni sopravvivrà anche i prossimi, fino allo sbarco definitivo. Poi si fermerà.  Avrà imparato qualcosa? Sicuramente a sopravvivere! Potrà dire “sono un marinaio esperto” o semplicemente dirà “sono una sopravvissuta”? Se le proporranno di salire su una nave lo farà di nuovo o girerà alla larga da tutto ciò che riguarda il mare?

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QUIZ sul problem solving - Mettiti alla prova!

Questa è la distribuzione di risultati che 599 persone finora hanno raggiunto nel nostro quiz sul problem solving: pensi di poter fare meglio? Per metterti alla prova, clicca qui e rispondi alle dieci domande che abbiamo studiato per te.

Una volta ultimata la tua prova, scoprirai subito il risultato ottenuto e riceverai un pdf con una spiegazione per ogni domanda... come sai, per MetaDidattica anche la valutazione vuole essere uno strumento di apprendimento!

 

P.S.: se non sarai soddisfatta/o del tuo risultato, puoi fare una delle tre cose che trovi indicate qui sotto... 👇🏻

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QUIZ sulla comunicazione - Mettiti alla prova!

Questa è la distribuzione di risultati che 455 persone finora hanno raggiunto nel nostro quiz sulla comunicazione: pensi di poter fare meglio? Per metterti alla prova, clicca qui e rispondi alle dieci domande che abbiamo studiato per te.

Una volta ultimata la tua prova, scoprirai subito il risultato ottenuto e riceverai un pdf con una spiegazione per ogni domanda... come sai, per MetaDidattica anche la valutazione vuole essere uno strumento di apprendimento!

 

P.S.: se non sarai soddisfatta/o del tuo risultato, puoi fare una delle tre cose che trovi indicate qui sotto... 👇🏻

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Le non materie: cosa (non) insegniamo ai nostri Studenti?

Due persone si incontrano su un treno durante un viaggio. Iniziano a parlare tra loro e ad un certo punto si rivolgono la fatidica domanda: “Di cosa ti occupi?”. Rispondendo, con piacevole sorpresa, scoprono di essere entrambi degli insegnanti. 

Alla successiva domanda “Cosa insegni?”, i due rispondono in modo diverso.

 

Il primo insegnante risponde elencando le due materie di sua competenza. 

 

Il secondo, invece, dà una risposta alquanto particolare...

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Come innovare la nostra didattica?

In questo periodo, sicuramente complesso e molto faticoso (sotto mille diversi punti di vista), è possibile sentirsi un po' demotivati e giù di corda: non c'è nulla di male, anzi... spesso, queste sensazioni sono la manifestazione di un "sovraccarico del sistema" dovuto alle circostanze.

Per riuscire a reagire in modo funzionale e ritrovare la giusta carica e l'entusiasmo di fronteggiare le indubbie difficoltà del momento, possiamo puntare sull'innovazione: "innovare" vuol dire infatti crescere, sentire evolvere le cose attorno a noi.

Come fare ad innovare? Ci sono strategie che ci permettano di agire deliberatamente su questo fattore?


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Cos'è il Coaching Scolastico?

In molti ci chiedono di aiutarli a comprendere più da vicino la natura del Coaching Scolastico: sembra facile intuire alcune caratteristiche di questa "relazione d'aiuto", ma altri connotati sfuggono a chi non ne conosce l'utilizzo.

 

Ecco perché ho voluto registrare questo video, paragonando il coaching ad una tecnologia sofisticata, in grado di seguire e facilitare il cambiamento.

 

E tu, che ne pensi? Sei mai entrato in contatto con un Coach Scolastico? Ne avresti mai avuto bisogno?


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Come costruire una buona relazione con una Classe "difficile"

Un paio di giorni fa mi è stata affidata per una giornata una Classe di circa 25 Studenti di un Master universitario piuttosto importante.

L'obiettivo della giornata era quello di lavorare sul cosiddetto team building: il gruppo Classe che avevo di fronte si era infatti costituito da pochissimi giorni e molte delle persone coinvolte nell'attività si sarebbero viste di persona per la prima volta proprio in occasione della giornata che avremmo trascorso insieme (i giorni precedenti, per alcuni di loro, i contatti erano avvenuti in streaming).

Una buona parte del gruppo con cui ho svolto le attività della giornata si è rivelata molto "impegnativa da gestire": leggi l'articolo per scoprire cosa è successo e quali strategie mi hanno aiutato...

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La vostra prima settimana di Scuola

In questo video Alberto ti presenta i primi risultati (aggregati) emersi dal sondaggio che in molti avete deciso di compilare (grazie!!).

 

Se vuoi conoscere più da vicino lo spaccato dei lettori di MetaDidattica e sapere come i tuoi Colleghi in tutta Italia hanno vissuto la loro prima settimana di Scuola, guarda il video qui accanto. Sono emersi alcuni aspetti direi significativi, che credo possano e debbano farci valorizzare il grande impegno che Scuole e Docenti hanno espresso finora per far iniziare al meglio quest'anno.


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Com'è andata la tua prima settimana di Scuola?

Che tu abbia già iniziato le lezioni con i tuoi Studenti o meno, ti chiediamo di cliccare qui e dedicare 2 minuti alla compilazione di questo breve sondaggio, per farci conoscere il tuo punto di vista circa questo nuovo inizio così particolare.

 

L'obiettivo è fare un rapido volo sul nostro Stivale, cercando di cogliere i sentori e le preoccupazioni più comuni.

Ne trarremo ispirazione per provare a dare il nostro contributo...

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ESTRATTO OMAGGIO del libro "La cultura del feedback"

Ti piacerebbe ricevere in omaggio un estratto del mio nuovo libro La cultura del feedback?

 

È un testo che ho scritto insieme al mio collega Piercarlo e che ho (finalmente!!) pubblicato poche settimane fa.

 

Per scaricarne gratuitamente la prima parte ed entrare nel fantastico mondo del feedback (sono esagerato?! Be', inizia a leggere e giudica tu!), clicca qui ed inserisci i tuoi dati: riceverai subito via email più di 30 pagine, da poter leggere, magari sotto l'ombrellone, da qualsiasi dispositivo.

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Quest'estate conta sul supporto di un Coach

Ti è mai capitato di avere la sensazione di non riuscire ad esprimere al meglio le tue doti, di fare fatica a portare avanti serenamente la tua professione o di non avere il tempo di realizzare alcuni progetti che ti stanno a cuore, dovendovi rinunciare?

 

Se hai risposto sì ad almeno una di queste domande, voglio proporti una soluzione che troverai senz'altro molto interessante, perfetta per il periodo estivo che è alle porte. Sto parlando di scegliere un percorso di coaching individuale e altamente personalizzato.

Clicca qui e scopri di che si tratta...

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Il raccolto ai tempi del colera - Libera riflessione della prof.ssa Sara

Mi sono ritrovata in questi giorni a vivere una situazione un po' particolare. Oltre ai tre giorni di vacanza dalle lezioni previsti dal calendario scolastico della mia regione, il Veneto, per via dell'emergenza che ha colpito l'Italia, ed in particolare il Nord Italia, abbiamo avuto questa settimana altri tre giorni di vacanza.

 

Un po' spinta dal desiderio di non far perdere ai miei studenti l'allenamento rispetto alle competenze su cui si stanno esercitando in questo periodo, e un po' spinta anche dal desiderio di far sentire loro anche un'aria di normalità, mi sono interrogata su come fare a mantenere con loro un legame, anche se a distanza.

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Il costo del cambiamento: facciamo un bilancio

Da quanti anni insegni? Quanti cambiamenti, eclatanti o minimali, ti sono passati davanti? Quanti di questi sono stati per te occasione di crescita e quanti, invece, fonte di preoccupazioni o delusioni?

 

Ogni volta che incontriamo una nuova Classe, ogni volta che affrontiamo un nuovo argomento, ogni volta che avviamo un progetto, siamo protagonisti del cambiamento.

Ma il cambiamento non è soltanto nelle novità: il cambiamento permea praticamente ogni istante della nostra vita professionale e personale. Quando ci informiamo stiamo in parte cambiando punto di vista, quando parliamo (o non parliamo) con qualcuno stiamo modificando la nostra relazione con quella persona...

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